Ci sono dei momenti in cui bisogna fermarsi, guardarsi dentro e domandarsi se quello che facciamo, e il modo in cui percepiamo il mondo, ci fa davvero bene. A volte, basta semplicemente passare un po’ di tempo all’aria aperta per schiarirsi le idee: sedersi sull’erba, appoggiarsi a un albero, immersi nel verde di un parco lontano dai rumori della città.
1. Il costo di Internet sulle bollette Telefoniche
Purtroppo, con la vita frenetica che conduciamo, fatta di lavoro e della costante necessità di restare aggiornati per non essere considerati "fuori dal mondo", siamo sempre più spinti a comunicare con altre persone attraverso strumenti digitali, soprattutto attraverso i social network.
Quando ero adolescente, circa una ventina di anni fa, Internet era profondamente diverso da oggi. Ci si connetteva negli internet café o da casa, ma solo per brevi periodi, altrimenti la bolletta telefonica diventava così alta che tuo padre iniziava a nominare diverse figure della chiesa cattolica in ordine non alfabetico.
2. Tom di MySpace era amico mio
In quegli anni, il termine social network si identificava soprattutto con MySpace, una sorta di blog personale personalizzabile con un po’ di conoscenza HTML, dove potevi raccontare qualcosa di te e magari condividere la tua musica. MySpace ha rappresentato per circa un decennio un grande trampolino per band emergenti: se oggi conosciamo gruppi come Arctic Monkeys, The Killers e Panic! At the Disco, lo dobbiamo in gran parte a quella piattaforma. Tuttavia, aveva le sue limitazioni: non aveva una messaggistica istantanea, e si comunicava soprattutto via email. Il primo amico che si aveva di default dopo aver creato il blog era Tom. Chissà che fine ha fatto.
3. Facebook: Hai una nuova richiesta di amicizia da “Tua Madre”
Poi è arrivato Facebook, che in Italia si diffuse intorno al 2008. Inizialmente permetteva solo di caricare foto e scrivere degli stati. Non c’erano i "mi piace", non si condividevano video, ma aveva una chat integrata che consentiva di parlare con amici e sconosciuti senza bisogno di installare programmi aggiuntivi come Messenger o C6. Successivamente, Facebook introdusse altre funzioni come eventi, giochi come Farmville (che ti facevano passare intere giornate sulla piattaforma) e le "pagine fan", poi semplicemente "pagine", usate anche per profilare gli utenti tramite le loro interazioni. Il social è diventato nel giro di pochi hanno usato da chiunque, inclusi tutti i tuoi parenti, amici di scuola e gente che forse hai. Visto una sola volta nella tua vita.. Loro sono ancora li, è probabilmente ci rimarranno anche dopo la loro morte.
4. Acconsentire senza capire: Quando si accettano i cookie dagli sconosciuti
Profilare significa raccogliere dati sui comportamenti degli utenti per personalizzare annunci pubblicitari e contenuti. Questo tipo di pubblicità mirata rappresenta la principale fonte di guadagno dei social network, che restano gratuiti proprio perché siamo noi utenti a generare valore con le nostre interazioni.
Dal 2018, grazie al GDPR introdotto dall’Unione Europea, ogni sito deve chiarire l'uso dei cookie con appositi banner. Se non li accetti, puoi navigare comunque sul sito ma con funzionalità limitate (ad esempio, non potendo visualizzare video embed di YouTube).
5. Serotonina, Dopamina, FOMO e altre notifiche
Nonostante dubbi morali e questioni di privacy, continuiamo ad utilizzare i social network. Come ho scritto in un precedente articolo "Quello che ho capito non usando Facebook per più di 2 anni", ogni notifica ricevuta (un commento, un "mi piace", una richiesta di amicizia) porta il nostro cervello a rilasciare dopamina e serotonina, dandoci una sensazione temporanea di benessere ed eccitazione. Questa continua ricerca di approvazione sociale può sfociare in una dipendenza, causando nel tempo frustrazione, tristezza e ansia. Un altro problema legato ai social è la FOMO (Fear of Missing Out), la paura di perdersi qualcosa se non si è connessi al momento giusto. Avete mai notato quei commenti sotto i video di YouTube con scritto semplicemente "First!"? Ecco, quella è foto.
6. Mobbastaveramenteperò
Nel 2016, dopo anni trascorsi come Social Media Manager gestendo pagine di eventi, mi sono allontanato da Facebook. Passavo intere giornate collegato, principalmente dal computer (non ho mai scaricato l’app, anche se a volte accedevo da browser sul telefono), e sentivo di star perdendo qualcosa di me stesso. Sono riuscito a staccarmi fino al 2018, orgoglioso di essermi liberato da qualcosa che mi faceva male. Tuttavia, non avevo completamente smesso con i social: continuavo a utilizzare Twitter e Reddit con moderazione, grazie anche al limite di 140 caratteri (poi diventati 280) che impediva lunghe sessioni.
Ho utilizzato per anni anche Instagram, fino a quando i Reel non hanno trasformato il mio feed in una continua fonte di distrazione e doomscrolling. Così, verso fine 2024, ho deciso di fermarmi anche lì. Avevo resistito con Twitter anche dopo il suo passaggio a X, apprezzando funzioni utili come le note per verificare le fake news, ma la piattaforma si è lentamente trasformata in una versione bulla di Facebook, pieno di notizie politiche e account bot, dove predomina una forte componente repubblicana. Dopo aver limitatoquattro volte Elon Musk senza successo e notato che l’80% delle notizie riguardavano Trump e politica americana, ho deciso di lasciare anche X. Cancellarsi completamente dai social non è però semplice: spesso puoi solo sospendere temporaneamente il tuo profilo. Ricordo che dopo aver sospeso il mio account Facebook intorno al 2020, qualcuno riuscì a entrare nel mio account, costringendomi a riattivarlo e proteggerlo di nuovo. Ora ho fatto lo stesso con X: l’ho disinstallato dopo che non c’erano più interazioni da persone reali e i miei ultimi 20 follower in un anno erano bot con foto di donne di spalle non riconoscibili. Spero (ma ne sono alquanto sicuro) di entrarci sempre meno. Utilizzo ancora Reddit e LinkedIn ma ne ho sempre limitato l’utilizzo e spero che successivamente potrò farne a meno, I social network, almeno per me, sono ufficialmente morti. E utilizzarli oggi, significa un po’ appassionarsi alla necrofilia.
7. Profilo si, Profilazione no
Ovviamente, immaginare un mondo senza social network nel 2025 sembra qualcosa di molto difficile, se non del tutto impossibile. La cancellazione, come già accennato, è molto complicata. I dati degli utenti, anche quelli disattivati, restano una preziosa risorsa per le aziende nei processi di profilazione e gli utenti registrati restano importanti per mostrare agli investitori e agli inserzionisti un alto numero di potenziali destinatari della pubblicità. Inoltre, è stato reso noto che anche dopo una cancellazione totale del proprio account, vengono salvati backup di dati dalle aziende social o da aziende terze a cui i dati sono stati venduti. Tanto vale semplicemente mantenere un account e utilizzarlo il meno possibile.
9. Alcuni passi che consiglio:
Non sperate nell’approvazione delle persone e non rimanete male se non ottenete reazioni. La gente che mette mi piace non lo fa perché vi vuole bene, ma perché vuole qualcosa da voi o perché vede che altre persone lo hanno già messo (neuroni a specchio). Un po’ come pecore in un gregge. Avete invece molti mi piace e follower? Non cercate di starci troppo dietro, perché la vostra mente, ad un certo punto, comincerà a farvi sentire male.
Parlate con persone reali. Limitatevi a un software di messaggistica base per lo scambio di informazioni essenziali, ma comunicate di persona: guardate le persone negli occhi, perché dentro agli occhi ci sono le anime delle persone.
Utilizzate i social per rimanere aggiornati sulle notizie? Potete scaricare un aggregatore di Feed come Feedly e rimuovere tutta la parte dei commenti che, per quanto a volte divertenti, sono una delle principali cause del doomscrolling.
Non riuscite a evitare di guardare i balletti su TikTok? Chiedetevi ad alta voce il perché; probabilmente la vostra risposta non sarà così fondata come pensavate.
Fate una passeggiata, leggete un libro, imparate a suonare uno strumento, piantate dei fiori in giardino, imparate a cucinare per sorprendere amici e parenti, fate un corso online per imparare qualcosa di nuovo, pulite casa (senza aspettare che arrivino ospiti quando la casa puzza), andate a ballare, andate a cavallo, andate a fanculo, basta che andiate.
10. Conclusione: Disconnettersi (sul serio)
Ora, sia chiaro, non sto dicendo che i social non ci abbiano mai dato nulla. Come ogni ex tossico che si rispetti, qualche momento bello l’hanno avuto: una risata notturna, lo sperare di poter sentirsi meglio grazie ad un picco di dopamina, la sensazione che non fossimo mai davvero soli.
Ma se sei onesto con te stesso, lo sai che non ti fanno più bene. Ti gasano con le fake news, ti riempiono di notifiche come fossero dichiarazioni d’amore, e poi spariscono quando cerchi un contatto vero.
A un certo punto devi smettere di controllare se sono cambiati. Non lo sono.
E non sei tu. Sono proprio loro.
Quindi fai il grande passo: silenzia, blocca, sparisci. Ti meriti qualcosa di meglio di un algoritmo che finge di volerti bene.
Immagini: ChatGPT ma ritoccate con Affinity Design dall'autore
Bentornati all'angolo del Turello, io sono Andrea Turel Caccese e oggi vi accompagnerò in un viaggio sonoro alla scoperta di una band che ha le sue radici in una piccola provincia del sud Italia, dove l'esigenza di esprimersi e sfogarsi ha dato vita a un vero e proprio fenomeno generazionale. I Migraine sono un'esplosione di rock primordiale, con testi che raccontano la monotonia e la routine di una vita insoddisfacente, le fughe da una realtà sempre più insopportabile e il desiderio di.... qualcosa di molto di più.
Originari di San Vito dei Normanni, in Puglia, Italia, la band è composta da Vinnie Brown alla chitarra e voce, Alex Pagano al basso e Jordan Rech alla batteria. Oggi abbiamo il piacere di parlare del loro nuovo album, dei loro concerti dal vivo e di come la musica abbia avuto un impatto fondamentale nelle loro vite. Con il loro album omonimo in inglese, pubblicato nel 2022, i Migraine sono pronti a farci ascoltare il loro nuovo lavoro, "Un Abitudine", in uscita a febbraio 2025, insieme a qualche classico e ai loro brani preferiti.
In collegamento con me oggi ci sono Vinnie e Alex, che ci racconteranno come è nata la band e quale sia stata la sua evoluzione.
Guarda l'intervista completa nel video qui sotto:
Se non riesci a visualizzare il video, clicca sul seguente link per guardarlo su YouTube: Intervista ai Migraine / Youtube
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#1:
Turel: Come nascono i Migraine?
Alex: Praticamente nascono da Jordan e me, abbiamo strimpellato per un paio di anni, ma insomma, non è andata bene, fino a quando, il 4 gennaio del 2021, abbiamo mandato un messaggio su messenger a Vinnie del tipo" "Ti va di suonare con noi?",
Vinnie: E io purtroppo... ho accettato l'invito! Ahah!
Alex: e lì è nata la band. Quindi da un messaggio su messenger in pratica. E da lì abbiamo iniziato a fare subito musica insieme. É strano, come una band possa nascere da un messaggio, forse questo è l'unico nato positivo del social.
Vinnie: E diciamo che con Alex mi sarebbe piaciuto fare una band Stoner, Simile ai Queens Of The Stone Age. Anche perché è il riff iniziali, perché la maggior parte del riff nasce da Alex con il basso, poi c'è la ritmica di Jordan e io poi mi accodo a loro con la chitarra,
Essendo anche io prima un bassista e poi un chitarrista. Preferisco dare un contorno al riff di basso di Alex. Solitamente, non è sempre così, tante volte esce un arpeggio o un accordo particolare e in quel caso Alex si accoda a me.
Però per la maggior parte dei brani, per esempio il disco Migraine del 2022, i brani "Last Shot" e "Autumn Dance" sono un esempio, mentre il brano "Fentanyl" l'ho composta io con la chitarra perchè è un pezzo un po' più blues. Quindi diciamo che il progetto è partito di voler fare Stoner ispirati da Queens of The Stone Age e Kyuss.
Per la composizione abbiamo preso progetti di 10 anni fa, ad esempio, Files and Nails l'ho composta nel 2012 - 2011. Abbiamo fatto un bel minestrone, pure il brano "Migraine" è stato composto nel 2011, 2012.
#2
Turel: A proposito, Migraine è il nome della vostra band, ma come ci siete arrivati e quali altri nomi avete valutato prima?
Vinnie: Questo nome è dovuto per via di un telo che utilizziamo per i Live, con un logo, il disegno di un cervello che si chiude tra due mani, perché migraine, che vuol dire emicrania, dava un po' il senso.
Avremmo voluto anche cambiare il nome. Alcune delle mie idee erano "Mad Spencer", Oppure i "Bad Spencer", che era anche un po' più bello.
Però Jordan ha detto: "Ho già speso i soldi per il telo", e quindi ci chiameremo "Migraine". Però i "Bad Spencer" era molto figo!
Artwork: Giuseppe Castellana
# 3:
Turel: Voi avete fatto il primo disco cantando in inglese, come è stato accolto e perché avete deciso di cantare in inglese?
Vinnie:Diciamo che scrivere in inglese è molto più semplice di scrivere in italiano. infatti il disco nuovo italiano ha avuto bisogno di un annetto prima di essere pronto. Mi sono affidato a un sito che si chiama Fiverr e lì ho trovato un ragazzo chiamato in arte "Magritte" che mi ha dato una mano dandomi le idee sui testi e poi abbiamo sistemato insieme con il buon Simone abbiamo modificato, sistemato e musicato. Cantare in inglese è più semplice, infatti considero le strofe del primo disco abbastanza banali nella stesura onestamente, anche perché andava un po' di fretta.
Alex: come sempre.
Vinnie: Volevo fare più una scrittura alla Kurt Cobain, con uno stile ripetitivo e l'inglese è una scrittura semplice e diretta. L'italiano ha una terminologia più rude e cacofonica.
# 4:
Turel: Nel disco inglese ci sono delle critiche abbastanza forti contro i social network, il pezzo Migraine, ad esempio, canta nel ritornello "I wanna Be Online for Myself" (Clicca qui per i testi). Cosa vorreste oggi voi comunicare alle persone nel 2024?
Vinnie: Si, il senso del brano "Migraine" come nel nuovo brano "Andromeda", non è un antisocial vero e proprio. Il senso dei social come idea, sono una cosa fantastica, sono utilissimi, è possibile ritrovare persone come, magari, fratelli scomparsi, o puoi mettere su una band come abbiamo fatto noi con un messaggio su messenger. Puoi fare tantissime cose, il problema per noi musicisti è che sei perennemente in forma di sponsorizzazione, quindi conta più il numero che la qualità e la sostanza e come diciamo nel brano "Andromeda": io posso fare a meno di te, però mi sento strano a mettere una foto dove magari sto mangiando, cioè chi sen frega della foto, se non ci fosse il social, tu non faresti mai una foto a un piatto, per farlo vedere agli amici al bar? L'utilità dei social è fantastica, è la dinamica che spaventa insieme a Influencer, YouTube, il consumismo, tutte queste concezioni qui. quando ero adolescente io era tutto diverso, ci si incontrava senza sentirsi, ci si mandava un sms una volta a settimana, ma sembrava una cosa fondamentalmente inutile, a livello social, adesso anche nella stessa casa, ci si manda reels e post, queste dinamiche sono spaventose. Poi ci sono gli haters dove ne parliamo nel brano "Migraine". Abbiamo avuto il nostro primo Hater quando è uscito il primo disco, un leone da tastiera che forse non avevano nemmeno ascoltato il pezzo, però ha voluto dire la sua. E noi in modo molto pacifico gli abbiamo mandato un bacetto.
Alex: A noi ci ha fatto un piacere.
Vinnie: Se hai un Hater vuol dire che sta funzionando la cosa. E infatti il testo del brano dice: "Kill them all, with your love!"
# 5:
Turel: Il nuovo disco si chiama "un'abitudine". Quale è questa abitudine?
Vinnie: Diciamo che, secondo me, è la contrapposizione tra la noia di fare sempre queste cose cantata nella strofa del brano, è il ritornello dove esplode e dice: "ma io voglio molto di più, voglio di più di questo". Che sia svegliarsi la mattina, andare a lavoro, stare al bar con gli amici quelle due ore, tornare a casa, dormire, tornare a lavoro, quella e l'abitudine. Il fumare, il bere di cui si parla nelle strofe. Fumi troppo, brevi troppo. Poi hai le vertigini e sembra essere diventata una cosa naturale, eccetera, eccetera. Ma poi nel ritornello esplodi, ti incazzi, e dici: "ma io voglio molto di più di questo". Aver fatto questo questo disco è stato il "voglio molto di più di questo."
Ti dico anche che abbiamo mandato in stampa il disco nuovo (oltre ad aver ristampato quello vecchio in poche copie limitate, in cartoncino). E sulla stampa del cd abbiamo scritto: "Migraine, io voglio molto di più di un'abitudine", è quello il titolo vero. Questo disco è proprio il volere molto di più di un abitudine. Con il disco abbiamo voluto sperimentare un po' di suoni psichedelici, quell'Alternative Rock degli anni 2000. Il brano "Era" il singolo che è uscito ora, ricorda vagamente gli Stone Temple Pilots con echi Post Grunge e Alternative Rock, generi che si discostano completamente dal disco precedente.
# 6:
Turel: Come sono i vostri spettacoli dal vivo?
Vinnie: Molto più potenti dell'album. Infatti i pezzi bisogna immaginarseli live quando li si ascolta. Nel senso ci sono canzoni che stando seduto fin macchina o in divano, non gasano più di tanto. Invece durante il "Live" ti viene proprio voglia di saltare.
Alex: Veniamo più apprezzati dal live che dal disco. Live possiamo dire di essere più cattivi, Più aggressivi a livello sonoro. Alla gente piace questa cosa, perché pensano: "ho ascoltato il disco, si vabbè, mi piace, però Live, minchia!"
Vinnie:Tra l'altro è da un po' che abbiamo cominciato a fare le dirette Instagram durante le registrazioni in sala prove che facciamo, in modo da creare un po' di interazione con i nostri fan.
# 7:
Turel: Io ho notato che nel disco precedente, come anche in questo, ci sono degli intermezzi strumentali interessanti. Ma voi avete mai pensato di parlare tramite lo strumentale e cioè di fare un disco strumentale o una colonna sonora?
Vinnie: A me piacerebbe però è molto complicato, è una cosa molto complessa. Bisognerebbe avere le strumentazioni adatte e la gente con le idee, magari un bravo regista o videomaker con un bel video. Io personalmente mi farei ispirare tantissimo.
Alex: Ci potremmo provare insomma.
Vinnie: Tra l'altro il pezzo strumentale "The Heat of Summer" ha la stessa base di Dieci Gocce. Questo perché il pezzo nasce come pezzo strumentale.
Il pezzo nasce da un riff di Alex con il basso, solo strumentale, dove io e Jordan abbiamo aggiunto del nostro. Il riff mi piaceva così tanto che ci ho voluto scrivere un testo. Alex ha scritto una base per il testo, io l'ho un po' modificato. Anche perché diciamo che abbiamo vissuto le stesse cose in periodi differenti però abbiamo vissuto la stessa situazione che è scritta in Dieci Gocce. Perché purtroppo abbiamo avuto periodi un po' di ansia, di depressione Comunque, sono periodi creativi e ne ho tratto ispirazione.
Nella Tracklist del disco, a metà, con il quinto brano c'è "The Heat of Summer", perchè questa situazione ci è successa in estate, a giugno, quando ho scritto il testo. E ci siamo entrambi rivisti in questa cosa. E quindi il peso dell'estate proprio. Perché l'estate mette un po' di ansia, soprattutto nelle nostre zone in Sud Italia dove fa molto caldo, ti mette un po di quella ansia.
Turel: Ah, ma quindi le Dieci Gocce sono di sudore!
Vinnie: Esatto!
Alex: La cosa interessante è stata come è nato il brano. Perché suonando "Marlboro", un'altra traccia nuova del disco. Si discuteva dicendo: "ma ragà, perché non troviamo magari un intro per Marlboro, no?" Nella mia ignoranza musicale uso molto effetti. come Whammy, Fuzz, Overdrive. E quindi mi sono venute fuori queste note. Vinnie, quando le ha sentite, ha detto: No, questo non è una intro, questo deve diventare un pezzo." Ovviamente poi lo abbiamo collegato a Winter Sadness. Abbiamo cercato di collegare "Winter Sadness" con "The Heath of Summer". E quindi poi è diventato un brano a sè.
Vinnie: In "The Heath of Summer" c'è un incrementare di rabbia e la chitarra si va completamente a distruggere. Un bit crash, praticamente. Mi sarebbe piaciuto mettere un botto alla fine, ma abbiamo evitato....
# 8:
Turel: Voi avete fatto un pezzo che si chiama "10 gocce", un altro pezzo che si chiama "Marlboro", "Fentanyl", "Last Shot". Vorrei chiedervi: visto che avete avuto un po' di esperienze, che rapporto avete con le droghe pesanti e leggere?
Alex: Attualmente il mio rapporto è zero proprio perché in passato ho preso le 10 gocce, no? Quindi ho deciso di mettere una pausa perché comunque ho pensato di essere più cosciente in quello che faccio. In passato, alcune droghe, mi portavano a deprimermi, che è il l'effetto contrario del motivo per cui si assumono.
Vinnie: Diciamo che nessuno di noi tre, al momento ne fa uso, si, le esperienze le abbiamo fatte tutte in passato però nessuno di noi tre si droga a livelli esagerati, diciamo, io non dico di avere un problema, però c'è l'alcol che un po' la mia mia uscita dalla quotidianità, 2 o 3 birre la sera,
ma niente di che eh. Oppure, prima di un live, il Brancamenta, sia per il live che per la voce. Comunque nessuno di noi tre ha problemi di dipendenza, forse con le sigarette, io ed Alex di sicuro le sigarette.
Alex: Jordan è il principino, non beve, non fuma.
# 9:
Turel: A me piace il fatto che voi iniziate con il primo pezzo del primo album che è "last shot" e il secondo album ha la copertina in un locale di in un bar, la cosa si è evoluta un pochettino diciamo.
Vinnie: Tra l'altro il disco comincia con il brano "Aria numero 8" che è una grande citazione ai Simpson e a Barney Gamble, dove è nella puntata Il quartetto vocale di Homer (Homer's Barbershop Quartet, Stagione 5, Episodio 1) in cui fa parte de I re acuti, Barney vuole portare la musica a nuovi orizzonti, è proprio quello riferimento. Però invece del rutto di Barney...
Turel: Ci siete voi!
Vinnie: C'è il macello.
Turel: Mi spieghi un po' il testo di quell'intro?
Vinnie: Lo ha scritto Alex, te lo dice Alex.
Alex: No Vinnie, dillo tu, io mi emoziono.
Vinnie: Ma no!
Alex: Il significato è un po' generico, si riferisce a quelle persone che entrano nella tua vita, danno fastidio, rompono e poi spariscono. " Dipingi tele e guai, frantumi e te ne vai, non mi fido di te", hai rotto i coglioni, quindi vai via. Lì ci ho dato una mano anche Bento ,dove abbiamo registrato, che più che è riferito la voce di Vinnie dove c'è quell'urlo disperato, dall'inizio alla fine, vai via dalla mia vita, poi subentra anche la liberazione, quindi lo sfogo. Perché io poi pensavo anche di andare oltre. Invece Vinnie ha detto: "No no, funziona così, fermiamoci qui"
Vinnie: Devi immaginarla come intro del live, noi in live iniziamo proprio così: Sfascio totale. Cioè noi iniziamo il disco come dovrebbe finire un brano, e iniziamo il live come dovrebbe finire il live.
# 10:
Turel: Questo album lo avete fatto non più basandovi sulle influenze dei soli Queens of the Stone Age, penso che nel corso del tempo avete assorbito molte più influenze, siete degli ascoltatori prima di essere dei bravi musicisti. Cosa avete scoperto nell'ultimo paio d'anni che vi ha entusiasmato, che avete anche assorbito nella vostra musica?
Alex: Noi tre abbiamo degli ascolti, totalmente, diversi, uno dall'altro, no? Vinnie ascolta determinati gruppi, determinati generi, Jordan lo stesso. Io poi, personalmente, cambio l'ascolto della musica anche in base allo stato d'animo. Cioè io posso passare da un pezzo dei Frank Carter a un pezzo dei Radiohead in due minuti.
Vinnie: Idem, però, diciamo, con il fatto dei social e di Spotify, diciamo che io ascolto molte playlist, riesco a scoprire bei gruppi, veramente bei gruppi. Poi ci sono due brani che a me sono piaciuti tantissimo, perché sono il Scarlet House e il brano è Ghosts. Poi ci sono i TV Dog, che a me fanno impazzire, e il brano si chiama Rodeo.
Alex: Ho scoperto, questa band, che esiste già da un bel po' di anni, capitana da Jack White, The Dead Weather. E mi piace l'idea della formazione, cioè ogni singolo componente ha di suo uno o più progetti in parallelo. Con la fusione dei generi, delle esperienze, tirano fuori dei suoni acidi, dei ritmi particolari, io li adoro.
# 11:
Turel: Vorrei sapere ragazzi almeno uno o due canzoni che ad un certo punto della vostra vita nel passato avete ascoltato e vi hanno cambiato radicalmente. Cioè voi stavate facendo un percorso seguendo l'abitudine poi sto pezzo arriva e voi sbarellate con il cervelletto.
Alex: Guarda ti dico subito: per me sono due pezzi. Quello più importante è Impressioni di Settembre scritto dalla PFM perché da piccolo mio papà ascoltava i Vinili e quando ascolto emozioni di settembre mi emoziona talmente tanto che oltre a ricordare mi fa stare bene. Quando i Marlene Kuntz hanno fatto la loro versione sono rimasto contentissimo perché l'hanno fatta fra l'altro, molto bene. Mi viene la pelle d'oca a ricordare la versione dei Marlene Kuntz.
Il secondo è Mexicola dei Queens of the Stone Age. Li è entrato il disordine nel cervello. I primi Kyuss, Fu Manchu, Queens of the Stone Age, tutto la Desert Rock Session.
Vinnie: Io più che parlare di brani, dischi. Perché se parliamo di dischi dell'epoca erano come un brano unico. Per c'era "Electric Ladyland" di Jimi Hendrix. Quando ero bambino è stato il disco che mi ha fatto cominciare a suonare perché io e mio fratello, in casa, collegati all' impianto Karaoke di mio padre. Invece di collegare i microfoni, collegavamo chitarra e basso e suonavamo i pezzi di Hendrix. E poi quello che mi ha cambiato per sempre durante l'adolescenza, che mi ha fatto avere una visione completamente diversa della musica è stato OK Computer dei Radiohead. Va a ascoltato tutto d'un fiato, non si può parlare di un brano singolo. La prima volta che ho sentito Ok Computer ho pensato: Ma questi da dove cazzo escono? Sono alieni!
# 12:
Turel: L'ultima domanda ragazzi, perché dovrei ascoltare il vostro album?
Alex: Perché siamo belli
Turel: Ahahah
Vinnie: Perché è fantastico, è stupendo, abbiamo speso un sacco di soldi, è una possibilità ce la dovete dare, ecco perché. E bisogna supportare le band, quelle povere che fanno tutto da loro e che si fanno il culo, e volte fanno i live, non vengono neanche pagati, e fanno il culo tra casa, famiglia, il lavoro... Supportate le band piccole e sopportate il lavoro delle persone che lo fanno sol per la gloria, non lo fanno per i soldi, le spese sono tante, quindi sopportare la band vuol dire anche supportare il prossimo disco, ecco, sopportare la band, comprando il disco vuol dire: "dai facciamo un altro!", perché ci abbiamo quel fondo cassa con cui possiamo pagare le stampe, lo studio, l'ufficio stampa, ecce, ecce.
Turel: Io volevo dire l'ultima cosa, perché dovete ascoltare il disco nuovo dei migraine? Perché il disco racconta, ancora una volta, e questa volta nel loro linguaggio madre, quindi con la chiarezza necessaria per poterlo dire, un periodo storico che è la conseguenza di quello che è successo con la pandemia, cioè il ritorno a una normalità che non piace a nessuno, che sta diventando una staticità da evasione in qualche maniera. Il disco dei Migraine, a mio avviso, è il racconto, non dell'evasione, ma del perché si sta per evadere. E il terzo disco, forse, finalmente sarà quello che succederà dopo quando qualche cosa scoppierà, cioè dovete ascoltare il disco per sapere come va a finire la terza parte.
Vinnie: Ce la scrivi questa recensione che ci piace tantissimo e la utilizziamo?
Turel: Ok, ragazzi, grazie ancora, vi auguro una bellissima serata, e a risentirci, spero presto.
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I Migraine hanno realizzato un album che parla in maniera chiara e diretta alla vita adulta e come poter sopravvivere. Questo nuovo album, insieme con il precedente, continua un discorso di sopravvivenza scegliendo di reagire invece di soccombere, senza dimenticare che non si può cambiare il passato ma non per questo smettere di andare avanti, più consapevole e forti di prima.
L'Angolo del Turello è scritto da Andrea Turel Caccese
Questo episodio è stato realizzato Per Nucleus Accumbens Radio, a De Nieuve Vorst in Tilburg, Olanda.
Traduzione inglese: Andrea Turel Caccese e Chat GPT
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